Le Stazioni

 

Conformemente agli obbiettivi posti di coerenza funzionale ed estetica, a Brescia sono state progettate due principali tipologie di stazione sotterranea, quella profonda e quella seminterrata. La stazione profonda, avente piano banchina a quota 22 metri sotto il livello della strada (il cosiddetto livello zero), è una tipologia di stazione che si ripete, con piccole declinazioni, a Casazza, Ospedale, Marconi, Stazione FS, Bresciadue e Volta. La stazione seminterrata, avente il piano banchina a quota 7 metri sotto il livello strada, si ripete per Prealpino, Mompiano, Europa e San Polo. In queste stazioni i principi posti alla base del progetto sono tutti rispettati. Questo risultato è stato raggiunto grazie alla competenza di Cremonesi Workshop e al know-how tecnologico-costruttivo messo in campo dall’impresa costruttrice delle opere civili, la Astaldi S.p.A.

La stazione profonda è indubbiamente la più complessa e quella maggiormente significativa. Al fine di portare la luce naturale in banchina e comunicare visivamente con il livello zero il primo problema da risolvere è stato lo svuotamento dello spazio sovrastante la banchina, che costituiva un ostacolo ai paradigmi progettuali posti. Si è deciso quindi di suddividere il volume della stazione in due parti asimmetriche, una per l’accesso del pubblico, l’altra per l’impiantistica. A delimitare queste due funzioni una parete inclinata posta da un lato a sorreggere il solaio di copertura e i solai intermedi della zona impiantistica e dall’altro a definire la stazione come un unico volume, ora dilatato ora compresso, attraversato solamente da passerelle leggere e scale mobili. La prosecuzione verso l’esterno di questa parete ha permesso inoltre di creare dei lucernari in grado di far penetrare la luce naturale fino alle banchine. Forma, funzione e tecnica sono quindi stati risolti da un unico aspetto strutturale che definendo l’architettura della stazione ne ha organizzato lo spazio in modo unitario.

I criteri di selezione dei materiali


La scelta di avere stazioni tutte uguali, finalizzata a dare all’intero progetto carattere di forte unitarietà, ha indotto a progettare le medesime finiture per tutte le stazioni. I criteri adottati nella selezione dei materiali da impiegare nelle stazioni e nei manufatti complementari sono stati di ordine tecnologico e prestazionale (materiali altamente performanti in termini di durabilità, resistenza, salubrità e curabilità) e di ordine estetico, percettivo e di comfort ambientale (materiali adatti a progetti dalle geometrie articolate, dalle colorazioni e morfologie diversificate e capaci di offrire un’eccellente qualità ambientale reale e percepita. La sintesi è stata rappresentata dalla scelta di quattro materiali principali: Pietra naturale, Gres porcellanato, Metallo e Vetro.

Le aree fruibili dall’utenza, il pavimento e alcune superfici e manufatti, sono in diorite. Si tratta di una pietra naturale compresa tra la famiglia del granito e quella del gabbro. Presenta ottime caratteristiche di resistenza, durabilità e manutenibilità ed è specificatamente indicata in contesti urbani e infrastrutturali ove si verifichino condizioni di esercizio critiche per usura e sicurezza. Opportunamente lavorata in superficie, si rivela all’utente già in corrispondenza delle strutture di risalita e di collegamento tra il livello superficiale urbano e gli spazi ipogei dell’offerta metropolitana. In questo contesto la pietra caratterizza il rivestimento dei parapetti esterni e parzialmente delle pareti verticali delle scale mobili e delle scale fisse. Le rampe delle scale sono anch’esse rivestite in diorite, sia in corrispondenza della pedata che dell’alzata.

Interazione fra rumore di fondo e segnale

La conformazione spaziale del volume di stazione pone in rilievo due elementi dominanti: le facciate verticali e la superficie della parete inclinata. Le prime, in gres porcellanato sui toni del grigio/azzurro chiaro, scavano lo spazio nel terreno creando la “scatola”. La seconda, rivestita in pannelli di acciaio inox elettrocolorato riflettente, con il suo profilo diagonale “tracciante”, da un lato è elemento portante la soletta sovrastante, dall’altro “misura” il vuoto dello spazio interno dilatandolo e contraendolo. A questi due elementi si aggiunge poi, in misura minore come quantità, ma eguale come impatto percettivo, la superficie orizzontale del pavimento. Da un punto di vista cromatico, tra questi tre elementi, il “rumore di fondo” è dato, per ragioni di quantità, dalle facciate verticali.


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